Qui è realta più che metafora. Delhi è coperta da una cappa di smog odoroso che si appiccica ai vestiti, ai capelli, alla pelle del volto. Si arriva a sera odoranti di fumo. In più, al calare del sole, sale una foschia, a volte vera nebbia, che, come a Milano, avvolge tutto e impregna le cose. L'odore penetra nella camera d'albergo e fa bruciare gola e occhi di notte, come se si dormisse in una camera fumatori. Tornato il sole e svanita la foschia, pure l'odore diminuisce fino a scomparire.
Rende la città più ovattata, più coerente con il resto: con i suoni assordanti e invasivi, gli abitanti delle strade frenetici e arroganti, i tanti maschi sempre a caccia di affari al limite del molesto.
La nuvola di smog avvolge, uniforma, intossica tutto e tutti: ricchi e poveri, Modi e l'ultimo degli sconosciuti, baracche e alberghi 5 stelle. La democrazia dell'odore e dell'inquinamento.
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