Passa ai contenuti principali

Modi



Mentre siamo a Delhi, nell'universita Neru (JNU) un gruppo di integralusti fascisti, una trentina di incappucciati muniti di bastoni e spranghe, entra indisturbato alle 17 della domenica nel dormitorio dell'università e spacca quello che trova, oggetti, gambe, braccia e teste di studenti e professori che in questo periodo manifestano contro il rincaro degli affitti e soprattutto contro lo scellerato tentativo del governo di discriminare i musulmani nella richiesta di cittadinanza, emendando la legge che ne regola l'assegnazione (Citizenship Amendment Bill - CAB). Questi incappucciati al loro arrivo trovano il quartiere buio perché i lampioni sono stati spenti per una strana coincidenza e la polizia assente, quando a Delhi è dovunque, pure nei cessi pubblici. Gli studenti iniziano ad intasare la polizia di chiamate ma questa ci metterà tre ore prima di intervenire perché, la scusa ufficiale, per entrare in università serve il mandato scritto di chissà quale autorità amministrativa. Quando finalmente muovono il culo, che fanno? Lasciano uscire tutti i fascisti indisturbati, mentre malmenano gli studenti e ne identificano altri. Surreale è un eufemismo, organizzato e pianificato dall'alto è il ragionevole sospetto. I giornali nei giorni successivi titolano: la notte delle teste spezzate o la notte delle matite spezzate, alludendo agli anni 70 dei regimi sudamericani. Così è. Modi, l'uomo forte al governo, fondamentalista hindu e osannato dai peggiori movimenti fascisti studenteschi e non, si diverte a gettare acqua sul fuoco. Ma la società civile, specialmente gli studenti e la gente famosa di Bollywood si fa sentire sempre di più con grandi manifestazioni di piazza o piccole e diffuse proteste rilanciate dai giornali e dai social. Lo stesso giorno delle mazzate, nella centralissima Connought Circle un gruppo di studenti e intellettuali inizia a scrivere col gesso India secolare sulle strade e marciapiedi in modo tale da far calpestare le scritte ai passanti. Un modo creativo e pacifico che ha scatenato l'ira dei benpensanti e dei sostenitori del patriottismo (hindu) indiano. Ne nasce una discussione a suon di spintoni, urla e scritte tracciate e cancellate e tracciate di nuovo come un mandala. Due fermati poi subito rilasciati, ma i social e giornali hanno raccontato l'accaduto. Dopo i fatti dell'università una manifestazione sotto la pioggia battente di lunedì vede la presenza di una famosa attrice di Bollywood che ha così richiamato decine di televisioni e fatto rimbalzare la notizia.

E noi turisti? Be' la domenica io ero a letto con il febbrone (ma no, dai, che strano, riuscirò mai fare una vacanza senza ammalarmi?!) E i giorni successivi in visita al museo dell'artigianato e ad un enorme, nuovissimo quanto squallido mausoleo hindu. Mi consolo scrivendo il post e seguendo sui social alcuni leader della protesta.

Il volto di Modi, il primo ministro indiano rieletto per ben due mandati (una sorta di Salvini  e Trump all'ennesima potenza) è dappertutto in città: sui palazzi, alle fermate dei bus, sui tuk tuk, sui bus, nei negozi... pur essendo una democrazia, l'India ha in se' il culto della personalità in stile Cina o monarchie mediorientali, con la differenza che qui sono pubblicità pagate in vista di elezioni cittadine e non so che altro e non comunicazioni di regime, ma la differenza è minima.





Commenti